STORIE  DI  FAMIGLIE
Indietro
Indice
Avanti
Indice Saggio
Avanti

RIPARTIRE DALLA FAMIGLIA

Vanna Iori

1. Una proposta di lettura pedagogica

La complessità delle questioni emerse nella ricerca (l’incerta definizione stessa di "famiglia", la qualità delle relazioni interne, i rapporti con la società ed i servizi) mostra come la conoscenza della multiforme realtà familiare debba necessariamente essere di carattere interdisciplinare: competenze sociologiche, psicologiche, psicoanalitiche, antropologiche, storiche, giuridiche, sanitarie, politiche, etiche ed altre concorrono infatti, ciascuna secondo il proprio specifico punto di vista, a mettere in luce aspetti diversi, tutti ugualmente presenti nelle mutevoli dimensioni familiari.

In questa prospettiva si collocano i saggi precedenti. Se vi è stata in questi ultimi anni una intensificazione di esperienze e di ricerche sulla famiglia, prevalentemente di carattere psico-sociale (Scabini, 1995; Oliverio Ferraris, 1992; Bimbi 1991; Dizzard, Gadlin, 1996; ed altri), la prospettiva che invece è rimasta più in silenzio (Cambi, Uliveri, 1994) e, salvo poche eccezioni, in posizione marginale, sulla famiglia è quella pedagogica, cioè proprio quell’area di sapere che, per secoli, ha affrontato i temi educativi, le questioni dei modelli, dei fini, dei valori, delle scelte e delle pratiche educative.

Le ragioni di questo "silenzio" pedagogico sulla famiglia sono varie. Forse la pedagogia del nostro secolo, pur dichiarando la famiglia e la scuola le due principali agenzie educative, si è occupata sempre più della seconda, ritenendo meno complesso individuare percorsi e tecniche docimologiche in ambito scolastico, dove la relazione educativa è mediata dalla trasmissione dei saperi e non ha i caratteri di durata e di necessità propri della dimensione familiare; alla famiglia ed alla genitorialità si sono venute riservando riflessioni prevalentemente occasionali e "interstiziali" piuttosto che un impegno di ricerca specifico. Inoltre spesso la componente ideologica ha contribuito a disincentivare la ricerca pedagogica sulla famiglia, rispetto ad altri temi ritenuti più attuali o più "innovativi". Occorre segnalare infine un certo complesso di inferiorità epistemologica della pedagogia rispetto alle altre scienze umane che sembrano fornire letture più scientificamente fondate: ricordiamo che la pedagogia ha fatto in generale molta fatica a liberarsi dai tradizionali caratteri di "scontatezza", precettismo e moralismo che hanno gravato in passato sul suo statuto disciplinare e che rischiano tuttora di affiorare, principalmente in relazione alle tematiche familiari.

Mi pare tuttavia che oggi stia affermandosi una consapevolezza diffusa (ma non ancora tradotta in ricerche copiose e consistenti) di come la riflessione pedagogica non possa prescindere da una più organica ed epistemologicamente fondata ricerca sulla famiglia e che una pedagogia della famiglia o per la famiglia debba essere perseguita senza esitazioni. La dimensione educativa è infatti un tratto fondamentale della famiglia, troppo importante perchè non venga sottolineato, sia pure in condizioni di nuove difficoltà concettuali (pensare pedagogicamente la complessità familiare) e contestuali (il mutare delle dinamiche familiari).

D’altro canto i "vuoti di conoscenza" lasciati dalle ricerche sociologiche attengono innanzitutto agli aspetti educativi, come segnala la recente ricerca di Barbagli e Saraceno (1997), ad esempio, che si conclude proprio aprendo interrogativi di ordine pedagogico, laddove indica nei mutamenti dei rapporti tra le generazioni la necessità di una rielaborazione dei processi di trasmissione dei modelli relazionali ed identitari.

Ritengo quindi non inutile proporre, a conclusione delle interpretazioni precedenti, una lettura dei bisogni e delle risorse delle famiglie a Reggio Emilia, in termini di complessità pedagogica.

Sono infatti moltissimi gli aspetti ed i temi educativi emersi dalle autobiografie familiari raccolte: darne una lettura pedagogica significa innanzitutto individuarli, riconoscerli, esplicitarli, utilizzando categorie interpretative scientificamente fondate in senso pedagogico e quindi configurare possibili direzioni di senso da perseguire per produrre concrete risposte adeguate, poichè non si deve dimenticare che la pedagogia si configura come una riflessione teorica in continua relazione con la pratica, comprensiva quindi necessariamente di politicità e di eticità.

Cercherò qui di individuare gli interrogativi educativi più significativi e ricorrenti nelle interviste, senza alcuna pretesa di esaustività, ma tentando di fornire alcuni stimoli per ulteriori approfondimenti e possibili linee di intervento.

Torna all'inizio della pagina
Indice Saggio
Avanti
Indietro
Indice
Avanti