8 - GLI ANZIANI NELLA FAMIGLIA
CHE CAMBIA Si è già rilevato, nel primo capitolo, l'aumento della popolazione anziana. L'invecchiamento della popolazione incide in misura molto rilevante sulla fisionomia della famiglia, sui rapporti tra le generazioni e sull'organizzazione dei servizi sociali. Prima di affrontare il discorso sugli anziani e la famiglia è opportuno non dimenticare che "anziano", demograficamente e statisticamente, è anche il sessantenne di oggi che, generalmente, non si vive come "anziano" e non è percepito come tale dal contesto sociale, ha uno stile di vita più dinamico rispetto agli anziani delle generazioni precedenti ed un patrimonio culturale più ricco: fa attività sportiva, è informato, legge, ha una buona rete relazionale, va in vacanza, spesso viaggia.
Ovviamente all'interno delle medesime classi di età vi sono differenze anche notevoli in relazione allo stato di salute ed al livello di istruzione. La lettura dei quotidiani, per esempio, è un indicatore di differenziazione della condizione anziana, così come la partecipazione ad attività sociali o politiche, o la fruizione di teatri e cinema. E tuttavia questa prima fase dell'età anziana è appunto quella in cui si manifestano i primi disagi nell'esistenza legati alla condizione dell'età.
All'interno della fascia di età 60-64 le donne rappresentano il 52,9%, nelle fasce di età successive aumentano progressivamente fino alle classi superiori a 85 anni, dove rappresentano il 73,3%. (Tav. V) Negli anziani vi sono significative differenze tra i sessi nello stile di vita: le donne anziane, soprattutto quelle che vivono in coppia, hanno frequentazioni pubbliche minori degli uomini; gli incontri delle donne sono per lo più occasionali (legati alle incombenze domestiche), mentre gli uomini partecipano maggiormente alle attività sociali, frequentano i circoli ricreativi, i bar, sono membri di associazioni, fruiscono insomma più attivamente del tempo libero. A questo proposito non si può non segnalare che, come è noto ed emerge da numerose ricerche sull'argomento, le scelte più gravose nella famiglia che invecchia riguardano prevalentemente le donne per due ordini di ragioni: innanzitutto perché esse, storicamente, si sono sempre accollate l'onere dei compiti di accudimento e cura dei soggetti deboli quali, appunto, gli anziani, assumendosi quindi il peso delle relazioni di aiuto e di solidarietà tra le generazioni; secondariamente perché le donne vivono più a lungo e devono affrontare periodi anche lunghi di vedovanza e di solitudine. Le anziane sole sono 7.465 (contro 1.953 anziani di sesso maschile) e la differenza tra i due sessi aumenta con il progredire dell'età. (Tav. LVII) Nello stato civile della popolazione anziana, si riscontra una grande differenza
tra maschi e femmine in età anziana ed una maggiore solitudine femminile: i maschi di
età anziana sono in maggioranza coniugati fino alle età più avanzate; al contrario, le
donne coniugate passano dal 71,4% nella classe 60-64 anni, al 20,4% nelle
ultrasettantacinquenni.
Attualmente le donne, data la maggiore sopravvivenza media femminile e data la più giovane età rispetto al coniuge, hanno mediamente circa 10 anni di vedovanza. Questa ragione, oltre ad una maggiore tendenza degli uomini rimasti vedovi a ricostruire una nuova coppia, spiega la superiorità numerica, tra gli anziani, dei maschi coniugati rispetto alle femmine. (Tav. LVI) Le donne quindi vivono sole molto più a lungo, mentre gli uomini continuano a vivere in coppia o nella famiglia di qualche figlio. Nelle età avanzate aumentano anche le persone (anagraficamente i "membri aggregati") che vivono insieme a un nucleo familiare di cui non fanno direttamente parte (ad es. l'anziano che vive con la famiglia del figlio sposato). Generalmente questo inserimento dell'anziano nella famiglia di altri parenti avviene nel momento in cui egli non è più autosufficiente; elemento decisivo anche per questa scelta è costituito dal tipo di relazioni nella famiglia e dalla presenza di donne in età media che si assumano il compito di accudimento. Le "transizioni" evolutive maggiori e più impegnative nel ciclo di vita della famiglia debbono essere affrontate proprio in età anziana. Nelle fasi più avanzate dell'età ci si trova a vivere un "arretramento" generazionale ulteriore, si diventa bisnonni e si deve imparare ad accettare il ruolo genitoriale dei propri figli e spesso dei propri nipoti. Tutto ciò mentre insorgono o si acuiscono le malattie, si esperiscono la vedovanza o altri lutti che affievoliscono le reti relazionali ed amicali. Spesso poi questi problemi si inseriscono in situazioni di difficoltà economica o abitativa. L'anziano conosce sofferenze, ma anche attese e speranze. Ciò contrasta con lo stereotipo della vecchiaia che vede gli anziani in modo statico, fuori dal tempo, dominati dalla dimensione temporale del passato e dei ricordi. Certamente il passato è importantissimo, ma l'età avanzata si confronta quotidianamente anche con un presente fatto di rapporti con i modelli di comportamento dei figli e dei nipoti e si progetta anche nel futuro attraverso gli eventi delle generazioni di mezzo o di quelle più giovani.
La qualità delle relazioni familiari è decisiva per invecchiare bene, dal momento che, progressivamente, con l'aumentare dell'età gli anziani riducono le relazioni extrafamiliari, trascorrono la maggior parte del tempo in famiglia e, spesso, ricevono attenzione, affetto, aiuto psicologico ed assistenza soltanto dalla famiglia. Per comprendere quanto sia importante conoscere e tener conto di questi vissuti diffusi basterà considerare la distribuzione di 36.704 anziani residenti a Reggio Emilia (Tav. LVII):
Gli anziani che vivono in convivenze (presso strutture, case di riposo) sono per lo più grandi anziani: più di metà di questi ha una età superiore agli 80 anni e un terzo supera gli 85 anni. (Tav. LVII) Gli anziani in convivenza aumentano nelle età più avanzate, spesso in relazione al fatto che i figli, divenuti essi stessi anziani, non sono più in grado di assisterli. Gli anziani che vivono soli sono in prevalenza donne ed aumentano fino ai 70-74 anni, attestandosi su percentuali consistenti fino oltre gli 85 anni. Gli anziani più vecchi sono i più soli. Rispetto alle classi di età (Tav. LVII), possiamo calcolare che oltre un terzo (4.969) della popolazione complessiva ultrasettantacinquenne (13.160) vive sola, e più di metà delle famiglie di un anziano solo è composta da ultrasettantacinquenni. Gli anziani che vivono in famiglie sono la maggior parte. Ma occorre subito segnalare che
Un'affermazione apparentemente contraddittoria, benchè corretta sul piano statistico. Dapprima può trarre in inganno, lasciando immaginare famiglie che abbiano al loro interno "anche" anziani; ma ciò non corrisponde al vero perchè, ricordando che sono "famiglia" anche le persone sole, si può subito rilevare che le suddette famiglie sono di un solo componente . (Tav. LVIII) 8.4 FAMIGLIE CON ANZIANI O FAMIGLIE DI ANZIANI Guardando ai nuclei in cui sono presenti anziani, possiamo affermare (Tav. LVIII) che quasi la metà delle famiglie reggiane sono famiglie con anziani. Anche questa affermazione, corretta statisticamente, risulta ingannevole. Infatti la prospettiva assume un'altra chiave di lettura se l'elevata presenza di anziani in famiglia la esprimiamo con diverse parole: famiglie con anziani o famiglie di anziani? Per rispondere a questa domanda occorre riprendere in esame le famiglie con anziani al loro interno e il numero dei componenti. Le famiglie con anziani sono (Tav. LVIII)
Pertanto le famiglie con anziani sono prevalentemente (74,8%) di uno e due componenti. (Tav. LVIII) Se prendiamo poi in considerazione il numero di anziani presenti nei nuclei con anziani, ci accorgiamo che vi è una forte incidenza di individui anziani nelle famiglie con anziani: la maggior parte (64,4%) dei nuclei con anziani è costituita da nuclei di soli anziani (16.369). Le famiglie con anziani (fino a tre componenti) sono costituite da (Tav. LIX)
8.5 I RAPPORTI TRA LE GENERAZIONI Le classi di età degli anziani presenti in famiglie (Tav. LX) indicano inoltre che, mentre fino ai 70 anni aumentano vistosamente gli anziani in famiglie di due componenti, dopo gli 80 diventano predominanti gli anziani soli. E' un quadro di solitudine che, da un lato, rispecchia la "marginalità" degli anziani rispetto alle famiglie giovani, dall'altro esprime comunque un'autonomia degli anziani, resa certamente possibile da forme di solidarietà familiari e sociali. L'elevato numero di anziani soli può anche essere letto come l'espressione di una modalità di vita anziana autonoma, per gran parte della popolazione anziana, fino alle età più avanzate. I dati fin qui considerati sono sufficienti per individuare con chiarezza la inevitabile ripercussione dei repentini e recenti mutamenti demografici che concorrono a modificare enormemente la composizione delle famiglie e i rapporti tra le generazioni. Sono infatti aumentate le famiglie di ultraottantenni i cui figli sono, anch'essi, già entrati nelle classi di età anziane, o sono prossimi ad entrarvi.
E' questo un fenomeno nuovo nella storia della famiglia: la multigenerazionalità. Nella medesima famiglia oggi possono essere presenti (pur senza convivere) anche quattro generazioni, di cui due anziane che invecchiano insieme. Come si modifica il rapporto tra genitori e figli quando i figli stessi sono già anziani? La risposta della famiglia che invecchia trova le sue radici nella biografia familiare, ovvero nella storia della famiglia stessa. La vecchiaia o l'inabilità di un anziano, ad esempio, non ricadono oggi solo sulla generazione successiva, ma anche sulla seconda e talvolta sulla terza generazione. Se correttamente elaborata, l'esperienza dell'invecchiamento può diventare occasione di scambio con le generazioni più giovani e di crescita psicologica, nella consapevolezza della inevitabilità del decadimento e del distacco: elementi molto importanti in un contesto culturale che tende a rimuovere ed esorcizzare tutto ciò che ha a che vedere con la sofferenza, la vecchiaia e la morte. Un aspetto fondamentale delle relazioni intergenerazionali è quindi legato alle condizioni psicofisiche e sociali del tempo dell'invecchiare. 8.6 FAMIGLIE E SERVIZI SOCIALI NELLA CURA DELL'ANZIANO Tra tutti gli eventi critici che il sistema familiare in cui è presente un anziano deve affrontare, quello della malattia è certamente il più frequente e il più difficile, in quanto destabilizzante degli equilibri precedenti delle relazioni nella famiglia. Poichè abbiamo visto che la tipologia familiare dominante negli anziani è la coppia senza figli (Tav. XXIX), quando uno dei due coniugi anziani si ammala o ha bisogno di aiuto, generalmente, è nell'altro coniuge che trova il maggiore "caregiver" (apportatore di aiuto); ma i familiari sono comunque coinvolti. La malattia o la disabilità degli anziani sono elementi che mettono a prova i legami familiari, accumulano tensioni, fanno emergere sentimenti negativi che magari erano stati sopiti per lungo tempo. In queste situazioni la famiglia decide spesso di ricorrere a sostegni esterni, cercando di procrastinare, ove sia possibile, l'allontanamento dell'anziano dal nucleo familiare. Ricordiamo che gli anziani che risiedono in convivenza sono soltanto il 2,6% (Tav. LVII).
Il peso maggiore della relazione di cura riguarda soprattutto la generazione di mezzo e, in misura decisiva, le donne. Per il benessere di genitori e figli è quindi molto importante che, soprattutto in quelle fasi finali della vita dominate dalla sofferenza e dalla fatica psicologica e fisica dell'accudimento, la famiglia sappia distribuire e condividere le fatiche emotive con le generazioni più giovani e con la rete parentale o amicale e, soprattutto, che sappia farsi interprete presso il sociale dei propri bisogni, formulando corrette richieste di aiuto. A Reggio Emilia la famiglia può contare su una rete efficace di servizi pubblici e su un intervento qualificato di numerose associazioni di volontariato. (Cfr. Appendice). |